La rinuncia a una quota di proprietà di un singolo bene ereditato

Rinuncia eredità

Secondo l’orientamento attuale della giurisprudenza l’atto traslativo a titolo oneroso di una quota di proprietà di un bene parte di un’eredità non potrebbe avere efficacia immediata, infatti sarebbe sottoposto necessariamente alla sospensione dell’assegnazione al momento della divisione di quel bene al coerede, e lo stesso vale per le donazioni di quota di proprietà di un singolo bene ereditario che, per gli stessi motivi, posso venire annullate in quanto contrarie agli artt. 769 e 771 codice civile, che vietano la donazione di beni futuri. Alla luce di questa considerazione ci si potrebbe chiedere se anche la rinuncia da parte di un coerede alla quota di proprietà di un singolo bene ereditario possa essere ritenuta inefficace o, addirittura, nulla.
Sembra essere da escludere la possibilità che l’atto possa essere considerato nullo dal momento che la rinuncia ha solo natura dismissiva dei diritti in oggetto e non attributiva.
L’art. 809 codice civile poi estende alle donazioni indirette solo le norme che regolano la revocazione delle donazioni per causa d’ingratitudine e sopravvenienza di figli e quelle relative alla riduzione delle donazioni per integrare la quota dovuta ai legittimari, ma non ci sono riferimenti al divieto di donazione di cosa futura o altrui.
Anche in relazione alla presunta inefficacia dell’atto fino all’assegnazione del bene al coerede in sede di divisione, le conclusioni a cui si giunge sembrano essere in questo caso opposte rispetto a quelle fatte dalla giurisprudenza sui trasferimenti a titolo oneroso.
Il trasferimento dovrebbe determinare un immediato effetto traslativo a favore di un altro soggetto, immediatezza impedita invece dall’incertezza sull’effettiva assegnazione del bene al coerede trasferente nella divisione ereditaria.
Gli orientamenti della giurisprudenza che abbiamo indicato trovano la loro giustificazione nella considerazione che un atto traslativo di una quota di proprietà di un singolo bene ereditario potrebbe contrastare con il contenuto di una successiva divisione ereditaria con la quale quel singolo bene venga assegnato a un coerede diverso dal trasferente. Nel caso di rinuncia alla quota di proprietà di un singolo bene ereditario non accade nulla di tutto questo. La rinuncia determina la perdita immediata di ogni diritto del coerede rinunciante sul singolo bene, senza che questo diritto sia trasferito ad un altro soggetto.
Non ci sono rischi di incompatibilità con una successiva divisione, poiché la rinuncia non presuppone la assegnazione di quel bene al rinunciante durante la divisione, ma, al contrario, impedisce l’assegnazione. Non ci sono soggetti acquirenti della quota che possano essere pregiudicati dalla mancata assegnazione in sede di divisione, ma sono gli altri coeredi non rinuncianti a subentrare, sia pure in via indiretta e per effetto dell’accrescimento delle loro quote, nella quota del coerede rinunciante. Gli altri coeredi non vengono pregiudicati dall’immediata efficacia dell’atto di rinuncia.
La rinuncia alla quota di proprietà sembra rientrare tra gli atti che hanno l’effetto di far cessare la comunione dei beni ereditari. In questo caso però la comunione cesserà o si concentrerà sui coeredi che non hanno rinunciato solo relativamente ad un singolo bene. Se ci sono solo due eredi, il coerede non rinunciante diventerà esclusivo proprietario del bene, mentre, se sono più di due, la proprietà del bene oggetto di rinuncia spetterà in comunione a tutti i gli altri.
Sugli altri beni non oggetto di rinuncia, invece, tutti i coeredi manterranno invariati i loro diritti. Chi ha rinunciato non potrà essere compensato con maggiori attribuzioni sugli altri beni.
Non essendo quindi l’effetto dell’atto di rinuncia traslativo, non c’è motivo di ritenere che l’atto abbia un’efficacia condizionata. L’atto di rinuncia alla quota di proprietà su un singolo bene ereditario va quindi considerato non solo valido, ma anche immediatamente efficace.